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La frase di Blaise Pascal “Il Futuro non è più quello di una volta” vuole racchiudere il senso profondo della nascita dell’Istituto Vilfredo Pareto. Governare oggi, è estremamente difficile più che in passato sia per una maggiore complessità della struttura sociale sia per un senso diffusissimo, di incertezza. In Italia questa consapevolezza è più acuta a causa di un’evidente crisi di capacità decisionale della nostra classe politica. Ma come siamo arrivati a questo punto e come si può uscire da questo impasse? La causa principale di questo “blocco decisionale” sta, a nostro avviso, nel mutato ruolo dei partiti politici i quali non sono più, come in passato, scuole di formazione e luoghi di elaborazione di strategie politiche.
I partiti hanno subito una mutazione genetica e niente li ha sostituiti nel ruolo che avevano in precedenza. Una larga parte di coloro che svolgono attività politica diretta si è trovata senza strumenti adeguati per svolgere l’attività di governo, e ciò si è verificato sia a livello nazionale che locale. La soluzione possibile non può essere certo quella dell’ “antipolitica”, al contrario, noi crediamo fermamente nel ruolo e nella funzione insostituibile della politica. Siamo apartitici ma assolutamente “politici”; per questo abbiamo dedicato questa struttura a colui che, più di tutti, ha studiato la formazione delle classi dirigenti nei paesi sviluppati: Vilfredo Pareto.
L’Istituto Pareto è una organizzazione senza fini di lucro, che raggruppa professionisti qualificati che, a vario titolo, interagiscono con la politica. Il Pareto è in grado di fornire a 360 gradi, un supporto tecnico, ai politici e a tutti coloro che operano nella politica. Il Pareto vuole anche essere un “think-thank”, un pensatoio, un luogo di incontro e di elaborazione di scelte e strategie d’intervento in un mondo sempre più complesso e interrelato.
Perché il “futuro non è più quello di una volta”.

ROMA, 17 OTTOBRE 2008
“Obama è in vantaggio nei sondaggi, ma non ha ancora
vinto”. Ne è convinto Peter Kostmayer, per sette legislature deputato
democratico della Pennsylvania alla House of Representatives di
Washington, presente al confronto che nelle sale della Camera dei
Deputati di Vicolo Valdina hanno promosso l’Istituto “Vilfredo Pareto”
e l’ambasciata degli Stati Uniti in Italia.
Nel suo intervento al convegno sulle prossime elezioni presidenziali del 4 novembre, Kostmayer si è detto convinto che se dovesse vincere Barak Obama ci sarebbero cambiamenti nella politica americana, ma non uno stravolgimento di linea. “Di sicuro –ha detto – dovrà tener in maggior conto l’opinione degli altri paesi, poi dovrà fare i conti con la crisi finanziaria e con grandi problemi come i cambiamenti climatici. Ma non sarà il contrario di quanto fatto da Bush”.
Secondo Kostmayer sarà proprio la grande crisi finanziaria a fare la differenza, e questo fattore rende assai difficile la rimonta di Mc Cain. “All’estero – ha detto Kostmayer – Obama ha un grande appeal, ma vota anche l’America profonda, e il fattore razziale potrebbe giocare un ruolo di rilievo nell’ultima parte della campagna elettorale”.
Per la parlamentare del PD Federica Mogherini, che ha partecipato al dibattito moderato da Sandro Petrone, “in ogni caso un’epoca si chiude per l’America, quella della paura e della sindrome di accerchiamento seguita all’11 settembre”.
“Ma con Obama – ha aggiunto Mogherini che in agosto era presente alla convention democratica di Denver – c’è la possibilità che cambi il rapporto fra l’America e il resto del mondo. E anche che ci sia un cambio generazionale di grande rilievo a livello mondiale”.